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	<title>Lajme Online Shqip &#187; Notizie</title>
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		<title>Albania: ucciso leader democristiano</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2009 08:02:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mimoza A</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Albania]]></category>
		<category><![CDATA[Aleks KEka]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni legislative 2009]]></category>
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		<description><![CDATA[TIRANA, 18 GIU &#8211; Un dirigente del partito democristiano albanese (Pdk), Aleks Keka, e&#8217; rimasto ucciso nell&#8217;esplosione della sua auto, nel nord del paese. &#8221;Keka &#8211; ha detto il segretario generale del Pdk, Nard Ndoka &#8211; aveva incontrato alcune persone nel bar centrale della cittadina di Malesia Madhe, a pochi chilometri da Scutari, e stava [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>TIRANA, 18 GIU &#8211; Un dirigente del partito  democristiano albanese (Pdk), Aleks Keka, e&#8217; rimasto ucciso  nell&#8217;esplosione della sua auto, nel nord del paese. &#8221;Keka &#8211;  ha detto il segretario generale del Pdk, Nard Ndoka &#8211; aveva  incontrato alcune persone nel bar centrale della cittadina  di Malesia Madhe, a pochi chilometri da Scutari, e stava  viaggiando in auto quando il mezzo e&#8217; stato fatto  saltare in aria&#8221;. Il 28 giugno sono in programma in Albania  le elezioni legislative.</p>
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		<title>Albania: ministro molesta, rimosso</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Mar 2009 14:37:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mimoza A</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Gioventu' e Sport]]></category>
		<category><![CDATA[Ministro Albanese di Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[(ANSA) &#8211; TIRANA, 5 MAR &#8211; Il ministro albanese di Cultura, Gioventu&#8217; e Sport, Ylli Pango e&#8217; stato rimosso dopo la diffusione di un video in cui molesta una ragazza. Il ministro e&#8217; stato rimosso la scorsa notte dal premier Sali Berisha (FOTO) dopo che la tv nazionale Top Channel ha trasmesso registrazioni audio e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(ANSA) &#8211; TIRANA, 5 MAR &#8211; Il ministro albanese di Cultura,  Gioventu&#8217; e Sport, Ylli Pango e&#8217; stato rimosso dopo la  diffusione di un video in cui molesta una ragazza. Il  ministro e&#8217; stato rimosso la scorsa notte dal premier Sali  Berisha (FOTO) dopo che la tv nazionale Top Channel ha  trasmesso registrazioni audio e video. La ragazza aveva  presentato richiesta di assunzione al suo ministero ed e&#8217;  stata invitata dal ministro a casa sua &#8216;per esaminare nei  dettagli il suo curriculum&#8217;. Per Pango e&#8217; &#8216;una montatura  mediatica&#8217;.</p>
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		<title>In Albania coordinamento ps Italia</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jan 2009 14:59:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mimoza A</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Albania]]></category>
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		<description><![CDATA[In Albania coordinamento ps Italia Capo Polizia, sara&#8217; epicentro del contrasto a criminalita&#8217; L&#8217;Albania, annuncia Manganelli, &#8216;sara&#8217; l&#8217;epicentro per le strategie europee di contrasto alla criminalita&#8217; organizzata&#8217;. L&#8217;ufficio della polizia italiana in Albania, spiega, diventera&#8217; il centro di coordinamento di tutti gli uffici della polizia italiana e delle polizie europee presenti nei paesi dei Balcani [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In Albania coordinamento ps Italia</p>
<p>Capo Polizia,  sara&#8217; epicentro del contrasto a criminalita&#8217;   <img class="section_image_not" src="http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/italia/med/2525333105e5faf7c8a18ad42dc43afa.jpg" border="0" alt="" hspace="10" align="left" /></p>
<p>L&#8217;Albania, annuncia Manganelli,  &#8216;sara&#8217; l&#8217;epicentro per le strategie europee di contrasto  alla criminalita&#8217; organizzata&#8217;. L&#8217;ufficio della polizia  italiana in Albania, spiega, diventera&#8217; il centro di  coordinamento di tutti gli uffici della polizia italiana e  delle polizie europee presenti nei paesi dei Balcani  meridionali. Manganelli nel corso dell&#8217;incontro a Tirana con  il premier albanese Sali Berisha, ribadisce lo spirito di  collaborazione nel contrasto alla criminalita&#8217;.</p>
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		<title>Albanesi immigrati in Grecia</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jan 2009 08:56:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mimoza A</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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		<category><![CDATA[extra-comunitari]]></category>
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		<description><![CDATA[Indurite le norme che disciplinano la concessione della Carta di Soggiorno agli extra- comunitari, nel mirino soprattutto la comunità albanese. In Grecia un albanese d’ora in poi per aspirare ad un permesso di lunga durata dovrà sapere tutto dell’antica Ellade. “Perché la civiltà ellenica sapeva migliorare ogni contributo che la cultura dei vicini barbari le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Indurite le norme che disciplinano la concessione della Carta di Soggiorno agli extra- comunitari, nel mirino soprattutto la comunità albanese.<br />
In Grecia un albanese d’ora in poi per aspirare ad un permesso di lunga durata dovrà sapere tutto dell’antica Ellade.</p>
<p>“Perché la civiltà ellenica sapeva migliorare ogni contributo che la cultura dei vicini barbari le arrecava?” è questa solamente una delle tante domande che costituiscono la prova cui vengono sottoposti, ad Atene e dintorni, i tanti immigrati extracomunitari regolarmente residenti in Grecia che intendono chiedere allo stato greco, stato membro ormai da svariati lustri dell’Unione Europea, il rilascio della Carta di Soggiorno. La Carta di soggiorno, ai sensi del diritto comunitario, serve ai tanti immigrati extra- comunitari, titolari di un permesso di soggiorno in uno qualsiasi degli stati dell’Unione europea, di poter girare liberamente per l’Europa unita senza ulteriori aggravi burocratici.</p>
<p>La gran parte degli stati confederati però, interpretando in maniera rigorosa le norme sulla concessione del soggiorno, subordinano il rilascio della Carta di Soggiorno a lunga durata al superamento di un esame di lingua e cultura del paese ospitante. Tra di essi si ricordano la Francia, la Gran Bretagna, la Germania, Cipro, l’Olanda, la Romania e l’Austria. Altri, ma sono un’infima minoranza, come l’Italia, la Bulgaria, la Spagna e la Polonia richiedono solamente l’osservanza di alcuni parametri economici. Resta inteso che ai cittadini comunitari non viene richiesto nulla. In Grecia l’incidenza dei lavoratori extra- comunitari  sul totale della popolazione attiva non è molto rilevante come può essere in altri paesi quali Francia o Spagna, anche perché nelle fabbriche elleniche si adopera per lo più manodopera comunitaria, soprattutto bulgara ma anche romena.</p>
<p>Più della metà degli immigrati extra- comunitari proviene poi dalla vicina Albania e proprio per questo, considerando l’enorme difficoltà dei quiz di cultura greca richiesti a questa parte di immigrati per ottenere il diritto di permanenza definitiva nell’Ellade, i socialisti del Pasok, attualmente all’opposizione, non hanno esitato neanche un attimo a definire come razzista la scelta del gabinetto greco guidato dalla destra di Kstantin Karamanlis. “ Sono domande cui neanche forse lo stesso Karamanlis saprebbe rispondere perché richiedono una formazione culturale di tipo accademico” hanno tagliato corto gli esperti dell’Istituto nazionale per la formazione permanente che ha sede ad Atene; “ sono norme razziste, studiate apposta per impedire una stabilizzazione in Grecia dell’immigrazione proveniente dall’Albania” ribattono i socialisti di Papandreu, dimentichi però del fatto che pure quando loro erano al potere il governo impartiva alla polizia durissimi ordini onde reprimere il tentativo degli albanesi di immigrare nell’antica Ellade.</p>
<p>In realtà un po&#8217;tutta la nazione greca nutre un profondo disprezzo e terrore per i vicini albanesi. Tra le tante ragioni storiche di questo sentimento, probabilmente una risale ai tempi dell&#8217;Albania italiana e fascista, quando Mussolini, partendo da Argirocastro, ordinò un&#8217;insensata campagna di guerra contro il vicino ellenico, promettendo agli italiani di conquistare Atene nel breve volgere di una settimana. Come andò a finire ce lo narrano i libri di storia: i greci, cui l&#8217;Italia doveva &#8221; spezzare le reni&#8221;, respinsero l&#8217;esercito sabaudo all&#8217;interno dei confini albanesi in un battibaleno. Gli italiani, allora, per caricare lo spirito albanese nell&#8217;imminente campagna di Grecia promisero loro di liberare la Camauria da ogni presenza ellenica e di aggregarla a Tirana sotto sovranità italiana. Da allora i greci non si dimenticarono mai più dell&#8217;etnia degli aggressori, italiani e, indirettamente, anche albanesi.</p>
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		<title>Elvira Dones e le sue &#8220;Vergini Giurate&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jan 2009 19:55:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mimoza A</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Elvira Dones]]></category>
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		<description><![CDATA[Elvira Dones è una scrittrice albanese, nata a Tirana nel 1960, che da qualche anno vive nella Svizzera Italiana, cioè nel Canton Ticino, il cantone elvetico dove risuona più che altrove la lingua di Dante. Si definisce una scrittrice internazionale e probabilmente è il prodotto letterario migliore offerto dal piccolo stato adriatico, che purtroppo finisce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Elvira Dones è una scrittrice albanese, nata a Tirana nel 1960, che da qualche anno vive nella Svizzera Italiana, cioè nel Canton Ticino, il cantone elvetico dove risuona più che altrove la lingua di Dante. Si definisce una scrittrice internazionale e probabilmente è il prodotto letterario migliore offerto dal piccolo stato adriatico, che purtroppo finisce spesso sulle cronache dei giornali italiani solamente per storie di emarginazione e criminalità, tanto da poterla annoverare tra le grandi scrittrici internazionali degli ultimi vent’anni. In Italia purtroppo la grande divulgazione giornalistica, attaccata com’è ai suoi stanchi stereotipi, raramente si è occupata di lei anche dopo la  recente vittoria al premio letterario “ Grinzane Cavour” con quello che probabilmente è il suo miglior libro edito sinora e cioè il romanzo “ Vergine Giurata” che narra la storia, ed il dramma allo stesso tempo, di parecchie donne del Nord dell’Albania che, rimaste nubili, sono spinte da una cultura atavica ad assumere sembianze maschili nell’abbigliamento e nel modo di comportarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Tropoje , Scutari ed altre città dell’Albania “ ghega” sino a non molti anni fa pullulavano di queste donne mascolinizzate all’apparenza, ma che sotto- sotto comunque mantenevano intatta una certa loro femminilità, e questa circostanza attirò l’attenzione della giovane Elvira che da Tirana non riusciva a comprendere appieno il perché di una simile scelta. Ora con il progresso il fenomeno anche nel settentrione del “ paese delle Aquile si è drasticamente ridotto, venendo confinato solamente a pochi villaggi di montagna, ma sino a non molti anni addietro l’unica via di fuga per una ragazza che non volesse accettare un simile destino era quella di fuggire all’estero, magari sposandosi con uno straniero un po’ avanti con gli anni. E’ quanto capitato ad alcune donne non più giovani della zona di Scutari che hanno trovato la propria via di fuga tra le braccia di un coetaneo italiano.</p>
<p style="text-align: justify;"><img style="float: right; margin-left: 4px;" title="Elvira Dones" src="http://www.albanianews.it/images/stories/cultura/elvira.jpg" alt="Elvira Dones" width="320" height="240" />Il destino della protagonista del romanzo della Dones, una giovane universitaria che abbandona gli studi a Tirana per tornare nel Nord alla morte della zia ed occuparsi dello zio che poi la indurrà a trasformarsi esteticamente in un maschio cambiando addirittura il nome, sarà invece segnato dall’emigrazione negli Stati Uniti d’America e dalla riacquisizione, una volta approdata nella “ terra delle libertà”, della sua identità femminile. Elvira Dones manca dal suo paese da vent’anni, l’abbandonò ancora ai tempi della dittatura comunista, ma nutre per l’Albania un amore viscerale dimostrato dalla cura quasi maniacale  con la quale non permette alle lingue dei paesi che la ospitano di imbarbarire il suo albanese.</p>
<p style="text-align: justify;">“L’amore per la lingua- madre è di per se il più grande amore per la propria patria” ama affermare. Per questo motivo è stata indicata come la persona più adatta per tradurre in italiano, due anni fa, le poesie di Ismail Kadarè, il maggior letterato  illirico vivente. Iniziata la propria collaborazione con la casa editrice “ Feltrinelli” nel 2001 quando diede alle stampe un romanzo sulla prostituzione albanese nell’Europa occidentale, “ Sole bruciato” s’intitolava l’opera, ora per la prima volta, sempre per Feltrinelli, con “ Vergini Giurate”, da alla stampa un romanzo pensato e scritto in italiano, che giustamente ha meritato l’ambito premio letterario.</p>
<p style="text-align: justify;">Rappresenta veramente una finestra aperta sull’Europa questa giovane scrittrice albanese, antesignana di una generazione che da Tirana brama fortemente verso l’integrazione con l’Unione europea e cerca di lasciarsi alle spalle i retaggi di un passato arcaico. Peccato che la gran parte dei giornalisti italiani ed occidentali, come denuncia la Dones, non se ne sia ancora accorta.</p>
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		<title>Genova &#8211; Albania: uniti dal cinema</title>
		<link>http://www.lajmeonline.com/2009/01/genova-albania-uniti-dal-cinema/</link>
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		<pubDate>Sun, 11 Jan 2009 19:47:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mimoza A</dc:creator>
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		<category><![CDATA[cinema albanese]]></category>
		<category><![CDATA[Tirana International Film Festival]]></category>

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		<description><![CDATA[Fino agli anni Novanta a Tirana non c’era nemmeno una sala cinematografica. Ma in Albania la passione per la settima arte era viva nonostante il regime ostacolasse il talento degli artisti e intellettuali del paese. Oggi le cose sono cambiate: a Tirana le sale ci sono eccome, e il Tirana International Film Festival, progetto partito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fino agli anni Novanta a Tirana non c’era nemmeno una sala cinematografica. Ma in Albania la passione per la settima arte era viva nonostante il regime ostacolasse il talento degli artisti e intellettuali del paese.<br />
Oggi le cose sono cambiate: a Tirana le sale ci sono eccome, e il Tirana International Film Festival, progetto partito in modo pionieristico ma con grandi ambizioni, oggi ha raggiunto obiettivi importanti. Il direttore artistico Ilir Butka non ha mai dimenticato Genova, città nella quale ha vissuto alcuni anni e dove ha stretto amicizie sincere: con Andrea Rocco, direttore di Genova-Liguria Film Commission, e con Antonella Sica e Cristiano Palozzi, direttori artistici del Genova Film Festival.</p>
<p style="text-align: justify;">E proprio l’anno scorso il feeling intellettuale si è trasformato in collaborazione: Antonella e Cristiano hanno dedicato al Cinema albanese uno spazio importante nella programmazione del Film Festival 2008: il pubblico genovese ha avuto la possibilità di conoscere e apprezzare &#8211; «la sala era sempre piena e il clima molto vivace», conferma Antonella &#8211; una ricca retrospettiva composta da ventiquattro film che hanno ripercorso la difficile storia albanese. C’erano i capolavori del passato (La morte del cavallo, di Saimir Kumbaro) e quelli del presente (Slogans di Gjergj Xhuvani, Tirana Anno Zero di Fatmir Koci, Mao Tse Tung di Besnik Bisha).</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi Ilir Butka ha voluto ricambiare invitando la Fondazione Genova-Liguria Film Commission e il Genova Film Festival a partecipare alla sesta edizione del Tirana International Film Festival, che si sta svolgendo in questi giorni (dal primo al 7 dicembre nella capitale albanese).<br />
Il programma, tutto genovese, prevede la visione di Giorni e Nuvole – a presentarlo a Tirana sarà una delle attrici protagoniste del film, Alba Rohrwacher &#8211; e del documentario Un piede in terra e l’altro in cielo, entrambi diretti da Silvio Soldini e del documentario di backstage Appunti su Giorni e Nuvole, diretto da Palozzi e Sica. Inoltre è stata proposta una rassegna di cortometraggi girati a Genova e in Liguria, presentati e premiati nel corso delle edizioni del Genova Film Festival. Tra questi anche due film d’animazione: Genova, sinfonia della città, di Luigi Berio, ed Heterogenic di Raimondo Della Calce e Bruno Dreossi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il progetto, che è stato finanziato da Ansaldo T&amp;D, è anche un’opportunità per Genova di farsi conoscere all’estero attraverso il cinema.<br />
Tra i progetti futuri, una rassegna di documentari sugli arbereshe, gli albanesi che si sono insediati cinque secoli fa in diverse zone dell’Italia centro-meridionale. Sono previsti incontri con registi e produttori.</p>
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		<title>Eqrem Cabej &#8211; Gli Albanesi tra oriente e occidente</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jan 2009 19:41:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mimoza A</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Personazh]]></category>
		<category><![CDATA[Eqerem Qabej]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura albanese]]></category>

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		<description><![CDATA[“Sulla nascita della letteratura albanese” “Il prodotto letterario di un popolo non può essere compreso senza conoscere la storia di quest’ultimo” Eqrem Çabej La geografia e il carattere del paese Il profilo geografico dell’Albania di oggi, a parte il mare, è caratterizzato nel suo insieme dai confini montuosi che la dividono dai paesi limitrofi: a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<table class="contentpaneopen" border="0">
<tbody>
<tr>
<td valign="top"><span class="small"></span></td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table border="0" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td>
<div>
<div><img title="Eqerem Cabej" src="http://www.albanianews.it/images/stories/albastyle/eqrem_cabej.jpg" border="0" alt="Eqerem Cabej" hspace="4" width="128" height="118" align="left" /><strong>“Sulla nascita della letteratura albanese”</strong></div>
<p><strong><br />
</strong></p>
<div><strong>“Il prodotto letterario di un popolo non può essere compreso senza conoscere la storia di quest’ultimo”</strong><br />
<strong>Eqrem Çabej</strong></div>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
<div></div>
<div><span style="text-decoration: underline;"><strong>La geografia e il carattere del paese</strong></span></p>
<p>Il profilo geografico dell’Albania di oggi, a parte il mare, è caratterizzato nel suo insieme dai confini montuosi che la dividono dai paesi limitrofi: a nord si innalzano le grandi catene delle Alpi Albanesi settentrionali e le montagne di Gjakova. I confini montuosi orientali sono rappresentati dall’alto massiccio del Monte secco ( Mali i Thate) che si leva tra i Laghi di Ocrida e Prespa segnando a nord-est il confine della pianura di Corizza (Korça), il cui margine sudorientale è formato dallo scosceso Monte di Morava. Anche la pianura di Delvina , nel profondo sud dell’Albania viene circondata in parte da catene montuose.<br />
Questo paese, già di per sé cosi isolato è attraversato ancora da catene, creste montuose, valli e depressioni che formano vaste pianure come Myzeqeja. E tuttavia l’Albania si presenta complessivamente come unità geografica. L’Albania è composta da numerosi frammenti territoriali di questo tipo che sono diversi fra loro e segnati da grandi contrasti. Ciò nonostante si lega in una grande unità, in una paese che si appare come una cosa unita e individuale. Il paese si distingue nettamente da quelli vicini per il suo essere una particolare unità.</p></div>
<div>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Il nome del popolo</strong></span></p>
<p>In questo territorio, cosi isolato e confinate con il Montenegro,Macedonia, e con la Grecia, vivono dai tempi antichi il popolo che oggi giorno viene chiamato con il nome albanesi. A questa popolazione si aggiungono le colonie in Italia ( con la Dalmazia), quelle antiche nella Grecia continentale e insulare, a Sirmi, in Bulgaria, Romania, Russia, in Turchia, Egitto e Stati Uniti.<br />
Il nome con il quale i stranieri chiamano il nostro popolo ( Albaner, Albanais, Albanese ecc.) una volta era solitamente usato anche nello stesso territorio albanese. Ma adesso si è ristretto a un uso locale ed è stato sostituito dal nome Shqipetar. Il vecchio nome (Arben, Arber) è stato sostituito dal nome Shqipetare.<br />
Tra gli stranieri , la scrittura del vecchio nome oscilla fra le forme alb- e arb- ; gli stessi albanesi hanno usato la seconda forma. Il geografo alessandrino Tolomeo, del II secolo dopo Cristo, evidenzia nella sua mappa del mondo, tra gli Orestisi e gli Almopi, a est di Alessio( Lezha, Lissus), il fis (gens romana o clan – gruppo di individui dello stesso sangue in linea maschile) di Aλβανοί e la città Aλβανόπολις. Questo fis viveva nell’Albania centrale. Segue un silenzio di secoli.<br />
Intorno al 1072 gli albanesi vengono nominati dal bizantino Mihael Attaliates. Anna Comnena (XIII, 5 ) ricorda in Albania, al tempo delle guerre bizantino – normanne intorno al 1079, il paese Aλβανον, Georg Akropolita tutto il territorio intorno τό Aλβανόν. Nel Medioevo Arbanum è Kruja ( una città circa 40 km a nord della capitale Tirana), e il suo vescovo è episcopus Arbanensis.<br />
I Latini chiamano il popolo Arbanenses ( 1166 ) e il paese Arbanum ( 1204 &#8211; 1250) e solo dal tempo degli Angioini (  1271 ) in poi, sempre più Albanenses e Albania.<br />
Il nome antico viene conservato anche dagli stessi albanesi sotto la forma di arb-; cosi fra gli albanesi d’Italia, i quali, allontanatosi nel XV secolo da regioni più spesso tosche, chiamano loro stessi arbéresh. Questo nome viene usato anche dagli albanesi della Grecia, i quali sono egualmente toschi. Entrambi questi gruppi non conoscono il nome Shqipetar , che pertanto non poteva essere dominante nell’Albania alla fine del Medioevo.<br />
Inoltre , che il vecchio nome fosse usato anche nel nord dell’Albania, fino  al Seicento, lo testimonia il nome Arbënésh con il quale gli albanesi gheghe, emigrati intorno al 1700, chiamano tuttora il loro paese Borgo Erizzo in Dalmazia.<br />
Fino all’inizio del XVIII secolo il vecchio nome è stato ancora in utilizzo: cosi il concilio albanese tenuto sotto papa Clemente XI viene menzionato, negli atti dell’anno 1706 , Kuvendi i Arbenit .</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Forze centrifughe nella storia e nel carattere del popolo albanese</strong></span></p>
<p>Le barriere fisiche ai margini del territorio albanese e soprattutto le elevate catene montuose a nord e ad est hanno avuto come conseguenza un distacco e un isolamento dell’Albania dai vicini. Ma più forti di questi fattori isolanti sono state, nella storia e nel carattere degli albanesi, le forze che hanno operato dall’interno verso l’esterno. La siccità e la povertà proverbiale di molte regioni del paese hanno reso impossibile raccolti sufficienti ai fabbisogni della popolazione. Tuttavia i fis illiro-albanesi  compagni di migrazioni e d’armi, hanno sempre saputo che oltre le montagne confinanti e oltre il mare si estendevano ampie valli e pianure fertili : Dardania, Macedonia, Tessaglia, Puglia.</p>
<p>Queste forze migratorie ci appaiono come fattore fondamentale e decisivo sin dall’epoca preistorica e poi durante tutta la storia albanese fino ai tempi più recenti. Vediamo cosi che sin dai tempi più antichi, i fis illirici si estendono sia oltre il mare, in Italia, sia sul continente, nell’Ellade, in Dardania, Macedonia, Tracia, fino al Bosforo ; contribuendo li’ nel plasmare la nazione italica e qui nella formazione della nazione ellenica e della Tracia ( più tardi di quella serba, neogreche e turche). Non solo i messapi e gli japigi, tribali, dardani, peoni e altri sono iliri, ma vi sono collegati anche i macedoni e i dori.</p>
<p>Ai tempi dell’impero romano l’espansione degli illiri diventa un’espansione militare e amministrativa. Con l’invasione degli slavi comincia un nuovo periodo oscuro per la penisola balcanica. Ma nel XV secolo prende corpo la “ manifestazione degli albanesi” ( l’espressione è di Fallmerayer), cioè l’insediamento degli albanesi in Tessaglia, in Grecia, nelle Isole di Morea( che per gli albanesi era ciò che l’Italia era per le popolazioni germaniche).</p>
<p>La dominazione ottomana non poté fermare il flusso migratorio del popolo albanese; anzi contribui’  soltanto a dargli nuove direzioni. Gli ottomani infatti portarono all’apice e poi alla conclusione il flusso migratorio albanese, contribuendo cosi alla loro diffusione e dispersione. Per la paura di un rafforzamento degli albanesi in Grecia ( era fin troppo evidente  una simpatia tra le due culture ) tolsero all’emigrazione albanese la possibilità di dirigersi verso quel paese. Cosi gli albanesi poterono partire solo verso l’Italia e, dall’altro lato, verso le popolazioni slave in Macedonia e nell’antica Serbia.<br />
Successivamente, dopo l’islamizzazione del paese, segui’ il secondo insediamento degli albanesi in macedonia e in Serbia, sulla scia dei primi fis illiro-albanesi.</p>
<p>Cosi come nei tempi antichi , anche in  seguito questo forte popolo di montanari dà il suo sangue per plasmare le giovani nazioni balcaniche; non solo in senso etnico, con la parziale fusione tra popoli, ma anche dal punto di vista politico, finendo con l’assumere il ruolo di casta dei balcani.<br />
Proprio a causa di queste forze centrifughe si spiega il fatto che gli albanesi hanno sempre lavorato e combattuto più per gli stranieri che per il proprio paese.</p>
<p>Dello stesso parere è anche uno dei più grandi pensatori del rinascimento albanese, Sami Frasheri : “I più grandi e i più bravi generali del esercito ottomano erano albanesi, come Sinan- pascià che prese il Jemen e porto la bandiera turca fino ai mari d’India, o come i “Qyprilinjt” i quali salvarono l’impero turco da un grande pericolo per poi portandolo fino alle porte di  Viena. E molti altri uomini valorosi che liberarono la Grecia Christiana dandogli la libertà dall’impero turco ; Boçari, Xhjavella, Miauli ( i nomi si scrivono diversamente in greco e in italiano) e tanti altri combattenti che sono caduti per la rinascita  e la floridezza della nuova nazione greca. Poi c’è il grande Mehmet – Ali il quale salvo l’impero egiziano dal disfacimento, dopodichè regno per due secoli. Ce ne sono tanti altri per i quali la storia , che è stata sempre dei più grandi,  riserva solo il silenzio, e purtroppo continua a farlo.</p></div>
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<div><span style="text-decoration: underline;"><strong>Correnti centripete straniere </strong></span></p>
<p>In contrasto con questi movimenti centrifughi del popolo albanese, si sono riversati sull’ Albania le correnti centripete delle nazioni straniere. Questi ulti sono giunti dal mare o attraversando le valli dei fiumi che tagliano le montagne lungo i confini, o ancora dalle grandi “porte”  del paese come la pianura di Corizzia ( Korça).</p></div>
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<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>L’Albania tra Occidente e Oriente</strong></span></p>
<p>Più importanti delle invasioni nord-sud, che sono state per la maggior parte immigrazioni di diversi fis , sono gli spostamenti in senso ovest-est perché , organizzati politicamente dai paesi limitrofi, sono stati più duraturi. L’Albania è il territorio in cui il lungo conflitto tra il mondo romano-occidentale e quello balcanico-bizantino si è espresso in modo più spiccato. Gli invasori occidentali ( Roma, Venezia, i normanni, e gli Angioini) hanno mirato alla dominazione della Penisola Balcanica con Costantinopoli  come ultima meta. Gli orientali ( bizantini, goti, bulgari, serbi e ottomani) volevano sboccare nell’Adriatico e, talvolta( goti, bizantini e ottomani sotto la guida di Maometto II ), volevano usare l’Albania come trampolino verso l’Italia. Si evidenzia qui che l’Albania si è sempre rivolta a occidente più dei suoi vicini. L’oscillazione dell’Albania tra i Balcani e l’Occidente ci appare, quasi come in Dalmazia, anche dal punto di vista politico e ( non per ultimo) linguistico, per il modo simile con cui gli elementi del latino sono stati accolti in entrambe queste lingue.</p>
<p>La divisione del paese in molte regioni montuose o pianeggianti, spesso profondamente divise l’una dall’altra, ha causato in Albania la nascita dei fis e li a tenuti in vita fino ad oggi. Il fis, la forma ancora ampliata dalla famiglia estesa, è l’espressione più semplice dell’individualismo collettivo che si adatta al sentimento che l’albanese ha provato da sempre. L’Albania so trova adesso al centro di un processo sociale invisibile, nel passaggio dalla vita individuale del fis alla vita comune nazionale.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>I “Fis”</strong></span></p>
<p>Anche gli antichi Illiri si dividevano in molti fis più o meno importanti, i quali vivevano spesso in grave conflitto tra loro. L’idea di povli  è alla base della vita politica per i greci; per gli illiri è la gens; in entrambi è l’espressione della particolarità. Raramente una mano forte ha potuto riunire molti fis tra gli Illiri e, se ci è riuscita, lo ha fatto solo per  un breve periodo.</p>
<p>Il fis è un gruppo etnico compatto, un insieme di persone che, fortemente unita fra loro, sono consapevoli di essere discendenti della stessa stirpe: ultimi germogli di un tronco che cresce in continuazione, la cui radice si collega al nome del capostipite del fis, che è diventato una leggenda.<br />
Il concetto più importante tra i componenti di un fis è la consapevolezza di essere una unità. Altri elementi che lo caratterizzano sono il modo di abitare, l’abbigliamento e le acconciature, l’aspetto esteriore, il modo di vivere, i costumi e le tradizioni, le istituzioni sociali e giuridiche, il dialetto e le leggende, l’alimentazione; in sintesi, la cultura materiale e la vita spirituale.<br />
Dal punto di vista linguistico, gli albanesi si dividono in gheghi e toschi. Questa diramazione, secondo la linguistica, non è remota (G. Mayer, Nuova Antologia, 1885, p.588) : il dialetto tosco del Sud della fine del Medioevo, come appare negli idiomi delle nostre colonie in Grecia e in Italia, si avvicina al ghego del nord del XVI e XVI secolo.<br />
Ghego e tosco si dividono a loro volta in fis e sottodialetti. I passaggi esterni e interni avvengono gradualmente come ovvunque.</p>
<p>La storia dei fis albanesi, cioè la storia no scritta dell’Albania, è ancora oscura. Šufflay considera come prima formazione etnica i fis Illiri dei Labeati, Pirusti, Sardeati, Batiati, Partini, ecc. Secondo strato dopo questi sono i tredici clan nominati nel 1304: Albos, Spatos, Catarucos, Bischesini, Aranitos, Lecenis, Turbaceos, Marchaseos, Scuras, Zeneuias, Bucceseos, Logoreseos, mateseos. Del terzo strato, nel Nord fanno parte i fis come Hoti; nel Sud, nel1481, Grisei, Churlisei, Plesei e Corvesei.<br />
Fino a che punto continuano a vivere, nei fis di oggi e in forme modificate, tracce di questi antichi fis è difficile a dirsi. Come ha mostrato Baron Nopsca, la maggior parte dei fis odierni è per l’Albania del Nord prodotto finale di emigrazioni e immigrazioni tumultuose, spostamenti e oscillazioni forzati in conseguenza dell’insedimanto dei turchi nei Balcani.</p>
<p>E’ compito della dialettologia, in raportto allo studio delle leggende locali, contribuire a far chiarezza sull’oscura genesi dei fis albanesi. Nello stesso tempo si farà luce contemporaneamente anche sui fis che con il passare del tempo hanno perso la nazionalità albanese. Cosi’, secondo la tradizione dei fis Krasniqi, loro stessi, i Nikaj e i Vasojeviq sono fis fratelli , separatesi con il passare del tempo: i Nikaj rimasero cattolici, i Krasniqi divennero musulmani, i vasojeviq diventarono contemporaneamente ortodossi e slavi.</p></div>
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<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Il carattere tradizionalista delle zone montuose di confine</strong></span></p>
<p>Le antiche forme del modo di vivere e della cultura materiale e spirituale, come le immaginiamo retrospettivamente per gli antichi indoeuropei, non sono state conservate, penso, tanto fedelmente in nessuno dei popoli indoeuropei della nostra epoca come fra gli albanesi. Questa constatazione è applicabile anche ai Balcani, area in genere molto tradizionalista. Tuttavia, mentre gli elleni, che si civilizzarono presto, abbandonarono subito le antiche tradizioni, gli altri popoli fecero la loro comparsa nei Balcani possedendo già un livello culturale più alto, oppure si formarono qui in un secondo tempo. Solo nel caso degli albanesi possiamo parlare di una tradizione sedentaria e ininterrotta dai tempi antichi.</p>
<p>Due fattori, il territorio del paese e la tenacia degli abitanti, hanno contribuito alla conservazione delle tradizioni antiche. Il secondo fattore vale per tutta l’Albania ed è quindi costante, mentre il primo cambia a seconda delle regioni. Ne consegue che le distinzioni graduali dei diversi fis riguardo al carattere conservativo dipendono principalmente dalla natura del posto. Là dove, come nell’Albania del Nord, montagne insormontabili quasi chiudono e isolano gli abitanti dal mondo circostante, le vecchie istituzioni si sono conservate quasi intatte, a differenza dell’Albania centrale e del Sud, zone più urbanizzate che, essendo geograficamente molto più aperte, hanno subito sempre più influenza straniera.<br />
In Labëria ( regione a sud-ovest) si notano chiare tracce della vita dei fis di un tempo. Dal punto di vista sociale i lab sono i portatori d’armi del Sud. La parola data ( albanese:besa) e il coraggio sono da tempo attributi costanti di Labëria.</p>
<p>Anche in campo economico la tradizione è mantenuta viva, come l’economia autarchica del fis: “ L’agricoltore della montagna produce sulla sua terra solamente ciò che gli serve per la sopravvivenza sua e della sua famiglia, la verdura, la frutta e il tabacco  quanto basta a se stesso.<br />
Dal punto di vista giuridico, è importante la conservazione sporadica di un antico Canone ( alb: Kanun) tradizionale, mentre il canone di Lek Dukagjini è ancora interamente vivo nell’Albania del Nord.</p>
<p>Il carattere conservativo di questa zona montuosa di confine è testimoniata infine da alcuni aspetti e figure delle credenze popolari. Per esempio la fanciulla dei monti che aiuta l’uomo in tempo di guerra, zana ( la ninfa o la musa) dell’Albania settentrionale( la cui l’origine dal latino Diana rimane discutibile e che peraltro esiste anche fra i rumeni e gli arumeni), esiste come zërë , precedentemente come “ fata”, ora come “bella fanciulla” nei villaggi vicino a Valona ( Tragjas, Dukat, Radhime) e Himare.<br />
Qui si canta questa canzone:</p>
<p><strong>Eja posht’o zërë                        Vieni giù o ninfa<br />
Vijte po s’më lënë                     Vengo ma non mi lasciano<br />
Më thon: Ku ke qënë ?             Mi chiedono: Dove sei stata?</strong></p>
<p>Anche altre zone montuose della Toskëria  si può supporre che abbiano conservato i fis più a lungo. Secondo Ami Bouè, qui sono chiamati farë (stirpi), mentre come abbiamo visto nel Nord fis ( clan). Cosi’ secondo lui i sulioti çam ( della Camurria) erano composti da tredici fis.</p></div>
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<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>L’unità e lo spirito della nazione</strong></span></p>
<p>Dal punto di vista socio-culturale, è importante domandarsi se l’Albania deve essere considerata come un’unità o come un mosaico. Quando alla metà del secolo scorso cominciarono – dall’Albania meridionale – gli studi sull’Albania, condotti da uomini dotati di un ampio respiro culturale come Ami Bouè, Hahn e altri, sembrò naturale che l’Albania, con tutte le sue differenze locali , fosse guardata come un intero e come tale si ponesse di fronte agli altri paese balcanici.</p>
<p>Ma questa prospettiva cambiò con la nascita delle scienze specialistiche. Infatti i suoi cultori si rivolsero verso un solo aspetto di forma della vita albanese o una regione del paese, senza guardare l’insieme. Una parte così isolata veniva cosi di volta in volta illuminata sotto tutti gli aspetti. Ma quanto si guadagnò in profondità lo si perse in ampiezza. Da nessuna parte si pone più la domanda se esiste una unità albanese, perché non esiste l’interesse per questa unità.<br />
Ma l’unità esiste. E’  un unità etnica e socio-culturale che deriva dall’unità geografica. Deve essere solamente scoperta.</p>
<p>In precedenza abbiamo visto come dal punto di vista geografico il territorio albanese appaia come un’unità. E’ cosa della massima importanza studiare il sistema di vita delle persone in questo territorio. La “scienza dell’abitazione “  albanese è veramente agli inizi. Nonostante ciò possiamo, basandoci su ciò che sappiamo e riconoscendo le influenze straniere, individuare i principi comuni.</p>
<p>L’idea alla base dell’abitazione è la possibilità di difesa. In rapporto a questa idea, la comodità e l’economia di costruzione e di gestione rimangono al secondo posto. A questo spirito si attaglia la casa fortificata kulla (torre) , nella quale ci imbattiamo più o meno in tutta l’Albania e nei Balcani ovunque ci siano stati albanesi.</p>
<p>E’ poi caratteristica  della natura individualistica degli abitanti di questa terra che, cosi come i “bisnonni” Illiri e altri popoli indoeuropei antichi, come per esempio o germanici, l’albanese abiti in un’unica casa abbastanza isolata. Con la crescita della famiglia, l’edificio si ingrandisce con i cortili, diventa quartiere di fis  e infine un intero villaggio appartenete  a un fis .</p>
<p>Per quanto riguarda l’abbigliamento , invece, l’Albania ci presenta una visione piena di colori e di differenze, a testimonianza della sua partizione in regioni. Ciascuna di esse ha un proprio abbigliamento, cui si aggiungono le differenze storiche, visto che in ciascuna regione gli abiti evolvono secondo tempi diversi.<br />
Tuttavia , nonostante questa grande variabilità del costume, possiamo dire che il bianco è il colore nazionale dell’abbigliamento albanese. Particolarmente il caratteristico cappello bianco è ciò che, con tutte le differenze della forma derivante dal fis ( Kossovo, Dibra, Albania Centrale, Myzeqe, Labëria, ecc.) distingue l’albanese in tutti i Balcani. Il colore deriva dalla lana bianca con qui la popolazione dedita alla partorizia confeziona i propri vestiti.</p>
<p>L’aspetto fisico degli albanesi è determinato dalla razza dinarica, che comprende anche una parte serbocroata e greca. Naturalmente i tratti somatici ci appaiono in Albania, come ovunque nel mondo, cambiati dall’influenza del sangue straniero. Ma l’albanese, di statura alta o bassa, di carnagione bianca o scura, per il suo portamento, per l’espressione del viso, per lo sguardo, si distingue generalmente in modo netto dai popoli circonvicini.</p>
<p>Ma più importante di questi tratti fisici hanno quelli interiori che, derivando dai primi, si connettono alla vita spirituale e sono comuni a tutta la nazione. Ami Bouè dice fra l’altro: “ Se l’albanese  ha le qualità fisiche degli svizzeri e dei tirolesi, se è come loro un camminatore instancabile che, con il fucile in spalle, sale e scende come una capra le vette delle montagne, si sono riunite in lui anche la vitalità e l’agilità meridionale con un’acutezza e concentrazione straordinaria della mente. E’ il popolo delle risposte veloci e acute par excellence .</p>
<p>L’orgoglio naturale dell’albanese si esprime nelle sue più piccole espressioni, nei suoi gesti, nella camminata leggera e, possiamo dire, teatrale. Il coraggio è innato in lui. Se un giorno si civilizzassero, diventerebbero non gli svizzeri dell’Est, ma francesi fini, cioè uno dei popoli  i quali sopra ogni cosa preferiscono dominare. La vita spericolata è tanto fortemente un loro elemento che le disgrazie in guerra non pesano  loro affatto.</p></div>
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		<title>Një delegacion parlamentarësh europianë arriti të hynte sot nëpërmjet Egjiptit në Rripin e Gazës</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jan 2009 18:21:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andi Bega</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[izraeli]]></category>
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		<description><![CDATA[Një delegacion parlamentarësh europianë arriti të hynte sot nëpërmjet Egjiptit në Rripin e Gazës, territor palestinez objekt që prej më tepër se dy javësh i një ofensive të përgjakshme izraelite, njoftoi shefja e këtij misioni. Këta parlamentarë, të cilët janë tetë, përdorën pikën e kalimit në Rafah, mes Egjiptit dhe Rripit të Gazës,  ku pritet të qëndrojnë deri të martën [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: times new roman;"><strong>Një delegacion parlamentarësh europianë arriti të hynte sot nëpërmjet Egjiptit në Rripin e Gazës</strong>, territor palestinez objekt që prej më tepër se dy javësh i një ofensive të përgjakshme izraelite, njoftoi shefja e këtij misioni.<br />
Këta parlamentarë, të cilët janë tetë, përdorën pikën e kalimit në Rafah, mes Egjiptit dhe Rripit të Gazës,  ku pritet të qëndrojnë deri të martën për të vlerësuar situatën, shpjegoi zëvendëskryetarja e Parlamentit Europian, italiania Luisa Morgantini, në një mesazh elektronik dërguar AFP-së.<br />
Gjatë qëndrimit të tyre, tetë deputetët, të cilëve u shtohet një senator italian, do të vizitojnë veçanërisht disa kampe të refugjatëve dhe spitale të Gazës bashkë me anëtarë të agjencisë së OKB-së për ndihmën për refugjatët palestinezë, Unrwa.<br />
Kur të kthehen në Strasburg, ata do t&#8217;i japin llogari Parlamentit Europian për vizitën dhe do të mbajnë një konferencë shtypi, shtoi Morgantini.</span></p>
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		<title>Corridoio 8 &#8211; Il sogno albanese incoraggiato dall&#8217;UE</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jan 2009 16:10:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mimoza A</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Corridoio 8]]></category>
		<category><![CDATA[la superstrada dei sogni]]></category>
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		<description><![CDATA[Al di la della tempistica inerente l’ingresso di Tirana nell’Unione europea, Bruxelles ultimamente ha incoraggiato il governo albanese a porre in essere tutti gli atti necessari per rendere esecutivo il progetto relativo al Corridoio continentale numero otto che dovrebbe unire Milano a Varna e Costanza, i due maggiori porti dell’Unione sul Mar Nero. Qualora venisse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al di la della tempistica inerente l’ingresso di Tirana nell’Unione europea, Bruxelles ultimamente ha incoraggiato il governo albanese a porre in essere tutti gli atti necessari per rendere esecutivo il progetto relativo al Corridoio continentale numero otto che dovrebbe unire Milano a Varna e Costanza, i due maggiori porti dell’Unione sul Mar Nero.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualora venisse realizzato “in toto” il collegamento, le regioni attualmente economicamente molto deboli del sud- est europeo ne trarrebbero sicuramente un tal beneficio da lasciarsi per sempre alle spalle secoli di atavica povertà. Ben presto i ministri dei trasporti e delle infrastrutture di Italia, paese fondatore dell’Unione europea, Bulgaria, entrata nella grande famiglia europea due anni fa, e Macedonia, paese candidato all’ingresso nell’Unione, si incontreranno a Tirana con il loro collega albanese Sokol Olldashi per concordare il tracciato definitivo del corridoio otto che abbinerà il trasporto marittimo tra i porti di Brindisi e Durazzo a quello terrestre lungo la dorsale adriatica, prima, ed i Balcani poi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Presidente bulgaro Parvanov, durante la sua visita a Tirana, ha ribadito nel colloquio avuto con il suo omologo albanese Topi come in cambio dell’appoggio all’ingresso nella Nato e, successivamente, nell’Unione europea, Sofia pretende dall’Albania che il governo Berisha faccia dei passi concreti verso la concreta attuazione del programma inter- europeo finalizzato allo sviluppo della regione. Parvanov, non a caso, durante la sua visita di stato era accompagnato dal suo vice- ministro ai trasporti Daniela Nikiforova e dai direttori generali dei porti di Varna e Burgas. Oltre a sviluppare l’entroterra balcanico ed il meridione d’Italia, infatti, il corridoio otto avrebbe il compito di mettere direttamente in collegamento la ricca Milano ed i porti pugliesi a quelli che sorgono sul Mar Nero.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualora poi il corridoio venisse proseguito sino alla città romena di Costanza ecco che il meridione balcanico, attraverso il canale che dalla città della Dobrugia romena porta al Danubio ( fiume collegato attraverso un’ulteriore rete di canali al Reno), sarebbe direttamente in contatto con i grandi porti del Mar Baltico e dell’Atlantico settentrionale. Un notevole volano per le povere economie albanesi, macedoni e bulgare. Tecnicamente il corridoio otto tra le città italiane di Milano e Bologna dovrebbe percorrere la nuova linea ad alta velocità che collega il capoluogo lombardo a Roma per poi deviare verso la dorsale adriatica la cui linea ferroviaria è in avanzata fase di ammodernamento e velocizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">A Brindisi le merci verrebbero imbarcate verso Durazzo. Di qui la nuova infrastruttura, attualmente non esiste nulla che assomigli ne ad una strada ne ad una ferrovia moderna, dopo aver toccato Tirana si inoltrerebbe nel cuore dei Balcani giungendo a Skopjie, capitale macedone, e poi a Sofia, capitale bulgara. Da quest’ultima città, in meno di cinquecento chilometri, arriverebbe al mare di Varna e Burgos, principale porto commerciale della Bulgaria. Bruxelles spera che un’opera così importante possa fungere da volano per lo sviluppo di tutta questa regione molto arretrata, tanto da spingerla naturalmente nelle braccia della grande Unione.</p>
<p style="text-align: justify;">La preoccupazione principale che innervosisce il mondo politico comunitario è però ora rappresentata dal timore che la grande opera venga realizzata in tempi biblici, considerando pure il fatto che essa attraversa quattro stati, Italia, Albania, Macedonia e Bulgaria ove la trasparenza amministrativa non è proprio esemplare ed ove la criminalità organizzata, commista al potere politico, è molto diffusa.</p>
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		<title>NATO: probabile ammissione in aprile per Albania</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jan 2009 16:08:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mimoza A</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Ammissione per ALBANIA]]></category>
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		<category><![CDATA[Politica albanese]]></category>

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		<description><![CDATA[Albania ha buone probabilità di ottenere l´ammissione alla NATO il prossimo aprile: a dichiararlo, i 26 ministri degli esteri dell´Alleanza al termine del meeting tenutosi a Bruxelles, scrive Setimes. I capi delle diplomazie dei Paesi NATO hanno ribadito il proprio supporto agli sforzi di riforma dei Paesi candidati dei Balcani e alle organizzazioni internazionali che operano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Albania ha buone probabilità di ottenere l´ammissione alla NATO il prossimo aprile: a dichiararlo, i 26 ministri degli esteri dell´Alleanza al termine del meeting tenutosi a Bruxelles, scrive Setimes.</p>
<p>I capi delle diplomazie dei Paesi NATO hanno ribadito il proprio supporto agli sforzi di riforma dei Paesi candidati dei Balcani e alle organizzazioni internazionali che operano in Bosnia Herzegovina e Kosovo.</p>
<p>Nel comunicato rilasciato al termine del meeting si legge tra l´altro che Albania e Croazia hanno già portato a termine importanti riforme, e che l´obiettivo della NATO è di accogliere i due nuovi membri in occasione del prossimo summit dell´Alleanza, previsto in aprile, in occasione del quale la NATO festeggerà il proprio 60° anniversario.</p>
<p>Per questo, gli alti diplomatici hanno esortato le nazioni NATO a portare a compimento la ratifica dei Protocolli di Ammissione di Albania e Croazia entro i prossimi quattro mesi, così che i due nuovi Stati possano diventare il 27° e il 28° membro della NATO.</p>
<p>Per quanto riguarda la Macedonia, i ministri degli Esteri dell´Alleanza, hanno nuovamente assicurato che questa riceverà un invito ufficiale ad entrare nella NATO non appena verrà approvata una soluzione condivisa della controversia sul nome che la oppone alla Grecia da ormai 17 anni.</p>
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